Pianta la bandiera, Luis. Piantala a centrocampo come se le mani su quell’asta fossero ancora quattro, le tue e di Xana, chiudendo gli occhi e immaginando che sia lì con te. Il Psg esagera. Cinque gol a un’Inter irriconoscibile, prima Champions della storia, Triplete e promessa mantenuta da Luis: festeggiare in mezzo al campo, con la bandiera, per ricordare la figlia che non c’è più da cinque anni. Una finale vinta dominando e allestendo calcio in ogni reparto, da una difesa di ferro a tre punte da chapeau. Quattro i men of the match: Hakimi, Kvara, Mayulu e Doué (doppietta). Il 3 giugno il golden boy di Angers festeggerà vent’anni da campione d’Europa. Luis Enrique sfilerà sugli Champs-Élysées come il secondo allenatore della storia a vincere il Triplete con due squadre diverse dopo Guardiola. Inzaghi lascia Monaco sconfitto e con la consapevolezza di aver chiuso un ciclo, arrivato a giocarsi due finali di Champions in tre anni. Una mazzata senz’alibi.
Le carte di Inzaghi non convincono: nei primi 15′ della ripresa, sul 2-0, manda in campo quattro difensori: Bisseck, Zalewski, Darmian e Carlos Augusto. Il tedesco dura sei minuti ed esce per infortunio. Al 63′ – il minuto del 3-0 di Doué – l’Inter ha in campo quattro terzini. Il tris dei francesi è la consacrazione dell’anti-Yamal, capace di infilare di nuovo Sommer con il destro e chiudere una partita senza storia. Una doppietta in finale di Champions lo proietta in un pantheon di enfant prodige davvero ristretto. A chiudere i giochi ci pensa Kvara (73′), che infila il 4-0 col sinistro facendo piangere gli interisti di tutte le età. Nel finale, Gigio si toglie lo sfizio di mettere i guantoni sul match neutralizzando un destro di Thuram. Il colpo di mannaia è di Mayulu: 5-0 a quattro minuti dalla fine. Una finale di Champions non era mai finita così. Per l’Inter è la peggior partita dell’anno – e della storia? – nella partita più importante di tutta la stagione, dopo aver perso scudetto, Coppa Italia e Supercoppa. Un crollo verticale, totale e netto di personalità dopo Bayern e Barcellona. La consapevolezza che qualcosa si sia rotto e sia finito stasera. Il temuto numero zero alla voce titoli (al netto del Mondiale per Club). A marzo, dopo il Feyenoord, Inzaghi alzò tre dita per indicare il “treble”. Gli è rimasto solo il pugno.



















