Grazie alla vittoria contro il Parma, l’Inter guidata da Cristian Chivu conquista aritmeticamente lo scudetto con tre giornate d’anticipo. Un successo costruito su basi solide: le scelte lungimiranti della società, l’impatto immediato del nuovo allenatore, il contributo decisivo dei leader come Lautaro Martínez, Nicolò Barella e Federico Dimarco, e l’energia giovane di Pio Esposito. Il tutto, nonostante qualche difficoltà negli scontri diretti.
Il titolo numero 21 affonda le sue radici in una notte amara: la finale di Champions League del 31 maggio 2025 a Monaco di Baviera, persa 5-0 contro il PSG. Quella sconfitta segnò la fine di un ciclo. Simone Inzaghi decise di farsi da parte, mentre la dirigenza avviò un rinnovamento profondo, consapevole che alcune ferite lasciano il segno.
La scelta di puntare su Cristian Chivu non era affatto scontata. Ex eroe del Triplete, reduce da uno scudetto con la Primavera e da una salvezza ottenuta con il Parma, arrivava però con poca esperienza in Serie A. L’inizio complicato — due sconfitte nelle prime tre gare — aveva alimentato dubbi e critiche.
Col passare delle settimane, però, Chivu ha conquistato credibilità. Ha avuto l’intelligenza di non stravolgere il sistema ereditato da Inzaghi, valorizzando un impianto di gioco già consolidato. Ha reso la manovra più verticale, ma la vera forza dell’Inter è rimasta la fluidità del palleggio e l’intesa tra i reparti, evidente soprattutto sulla fascia sinistra con Bastoni e Dimarco.
L’assenza di grandi cambiamenti in rosa, come il mancato arrivo di Lookman, ha facilitato il suo lavoro, permettendogli di puntare su certezze come il 3-5-2. A fare la differenza è stata anche la gestione del gruppo, sempre equilibrata anche nei momenti difficili, unita a una comunicazione diretta e senza timori.
Alla fine, Chivu si prende meritatamente la scena: è il quinto allenatore nella storia dell’Inter a vincere lo scudetto al debutto, e quello con la percentuale di vittorie più alta (74%), davanti a nomi come Conte, Inzaghi e Mourinho. Un risultato che lo consacra tra i protagonisti assoluti di questo trionfo nerazzurro.



















