Rita Pavone, oggi ottantenne con un’anima ancora giovane e una voce capace di raccontare epoche intere. Quel suo debutto al Teatro Alfieri di Torino nel 1959, in uno spettacolo per bambini, fu solo l’inizio di una carriera che avrebbe fatto la storia della musica italiana. Giovane, vivace, già ribelle, Rita conquistava il pubblico esibendosi con brani come “Swanee” e “Arrivederci Roma”, e si guadagnò il soprannome di “la Paul Anka in gonnella” per il suo stile, già allora originale e travolgente
Il primo grande salto arrivò nel 1962, quando vinse il Festival degli Sconosciuti. Da lì, un proveniente straordinario: i singoli la lanciarono verso il successo nazionale, con hit memorabili come “La partita di pallone”, “Cuore”, “Il ballo del mattone” e “Viva la pappa col pomodoro”, quest’ultimo diventato un vero e proprio simbolo generazionale
E non è solo un passato glorioso: ancora oggi, Rita continua a guardare al futuro. Apprezzata come autodidatta, si definisce orgogliosa di essere arrivata fin qui imparando da sola, superando barriere e timori con la determinazione di sempre. In una recente intervista ha sottolineato con entusiasmo: “Mi sento una trentenne”, perché per lei, è la sfida continua che mantiene vivi corpo e spirito. Nel 2025 è stata ancora una volta al centro della scena, ricevendo il Premio Lunezia alla carriera per la sua capacità unica di valorizzare “la musical-letterarietà attraverso il genio interpretativo e l’inesauribile energia”. E al cuore della sua storia c’è sempre l’umanità: racconta aneddoti come l’incontro con Elvis Presley a Nashville, che la colpì per la sua gentilezza, o le tensioni famigliari iniziali quando scelse di sposare Teddy Reno, un uomo molto più grande. Nonostante tutto, riconquista l’affetto della famiglia con l’arrivo del figlio, testimonianza di una vita vissuta con coraggio e affetto.



















