di Livio Spinolo
Gianluigi Buffon è lui il suo modello fra i pali. Come probabilmente lo è per tanti giovani portieri, visto che Gigi è ritenuto da molti degli addetti ai lavori il più forte estremo difensore italiano di sempre, per alcuni addirittura del mondo. Oggi vi parliamo di Roberto Bressan, 33 anni di Torino, portiere della Juventus One, la squadra bianconera paralimpica. Ed è una storia di record, è proprio il caso di dirlo. Eh sì, perché ha giocato 5104 partite da quel 17 maggio 2011, quando ha iniziato ad annotare tutto, vincendone 2147, pareggiandone 1165 e perdendone 1788. E se ci aggiungiamo 620 rigori parati si capisce che stiamo parlando di numeri davvero speciali. Di cui Roberto è particolarmente orgoglioso, specialmente quando mostra la miriade di coppe di cui fa meraviglioso sfoggio in bacheca: ma anche qui sono ancora una volta i numeri a impressionare, 78 sono trofei conquistati, non solo per i meriti squisitamente tecnici ma anche per altri come ad esempio il rispetto verso il direttore di gara.
Il calcio è sempre stato la sua passione, gioca da quando aveva 9 anni e la società in cui milita oggi rappresenta un sogno che si avvera. Riavvolgendo il nastro della sua storia non si può non partire dal bullismo di cui stato vittima da ragazzo e a cui ha voluto rispondere sul campo, a suon di riconoscimenti. Ecco poi una tappa fondamentale della sua carriera, la squadra degli Insuperabili, dove ha giocato fino all’epoca del COVID, una pausa forzata che gli è servita per ricaricare le batterie. E per intraprendere, subito dopo, una nuova avventura, nello staff degli allenatori dei ragazzini dell’Accademia Pertusa, team di Torino. Nella sua carriera ha avuto modo di conoscere anche diversi personaggi famosi, come Stefano Sorrentino, ex numero 1 del Chievo, o Alessandro Bonan, volto noto di Sky, ma anche altri, come Chiellini e Nedved, tanto per citare due giganti della storia della Vecchia Signora, che ora è diventata la sua casa. Quando gli si chiedeva della prima squadra, erano i tempi di Thiago Motta allenatore, Roberto si era sbilanciato esprimendo grande fiducia nei confronti del nuovo tecnico. No, lì non è stato buon profeta, stando poi ai fatti. Ma a lui importa di più il pallone in campo, quello che cerca di respingere ogni volta che glielo tirano verso la porta e quando mostra i video di alcune delle sue parate non si può che rimanere incantati. Per il gesto tecnico sì, ma soprattutto per il suo racconto, che mostra come il calcio sia di tutti, di tutti quelli che lo amano e quindi in primo luogo di Roberto, il portiere dei record.




















