
In merito ai recenti sviluppi sul disastroso incendio che ha devastato l’impianto di trattamento rifiuti Re.Mat di San Giorgio a Liri, accogliamo con favore le decisioni prese dalle istituzioni, constatando che sono stati finalmente intrapresi i provvedimenti d’urgenza che la nostra forza politica aveva prontamente suggerito e sollecitato fin dalle prime ore dell’emergenza.
La sospensione cautelare dell’Autorizzazione Unica disposta dalla Regione Lazio – con il fermo dell’attività in attesa della conclusione degli accertamenti – e la diffida alla società per presentare una relazione dettagliata sui rifiuti andati in fiamme entro cinque giorni, ricalcano esattamente i passi necessari che avevamo rivendicato.
Altrettanto fondamentale è l’aggiornamento operativo emerso dal recente tavolo svoltosi presso il Comune di San Giorgio a Liri, che conferma l’avvio di quel piano di monitoraggio esteso a tutte le matrici ambientali che avevamo richiesto a gran voce per scongiurare il pericolo di bioaccumulo degli inquinanti nelle aree esterne all’impianto, perché la tutela del territorio non può fermarsi ai confini dello stabilimento. Accogliamo positivamente e seguiremo da vicino il lavoro in corso da parte degli enti competenti, come da noi richiesto: la ASL sta procedendo con i campionamenti sui prodotti ortofrutticoli; il Consorzio di Bonifica della Valle del Liri ha effettuato prelievi nelle vasche di irrigazione del nostro territorio e dei comuni limitrofi; Acea, in collaborazione con l’ASL, prosegue i serrati controlli sulla rete idrica; ARPA Lazio ha eseguito campionamenti specifici del suolo nelle aree interessate dalla possibile ricaduta delle polveri generate dal rogo.
Apprendiamo, poi, che il Commissario Straordinario ha richiesto agli Enti di valutare se, sulla base di tali esiti, sia possibile revocare in tutto o in parte le prescrizioni di sicurezza attualmente in vigore. Su questo punto, unendoci alla voce dei cittadini attivi sul territorio e in particolare al Comitato Civico “San Giorgio Prima di Tutto”, siamo chiari: chiediamo massima trasparenza e tempestività nella pubblicazione dei risultati. Il diritto dei cittadini ad essere informati. La tutela del territorio non può fermarsi ai confini dello stabilimento ed è indispensabile verificare aria, suolo e matrici ambientali in tutte le aree esterne potenzialmente interessate. Il diritto dei cittadini ad essere informati è inviolabile e la fretta non deve in alcun modo prevalere sulla cautela.
Sebbene questi primi e importanti interventi vadano nella direzione da noi tracciata, riteniamo che non si possa assolutamente abbassare la guardia. L’incendio del 12 luglio 2026 ha dimostrato quanto un evento di questo tipo possa mettere in difficoltà un intero territorio, generando preoccupazione, limitazioni e incertezza. Ci aspettiamo che venga dichiarato lo Stato di Emergenza come atto dovuto e fondamentale per sbloccare risorse adeguate, impiegare mezzi straordinari e garantire ristori immediati alle comunità e alle aziende agricole locali, la cui economia (dal pascolo alla commercializzazione dei prodotti) è stata gravemente compromessa e resta attualmente in sospeso. Quindi, sarebbe opportuno che la gestione delle operazioni di bonifica e del post-emergenza venga affidata a una struttura commissariale terza, capace di agire con poteri straordinari per assicurare massima trasparenza, celerità e controllo rigoroso. Infine, diciamo chiaramente che la sospensione temporanea e il sequestro non sono sufficienti perché il nostro territorio ha già pagato un tributo inaccettabile in termini di inquinamento e non può più sopportare il peso di simili bombe ecologiche. Manterremo altissima l’attenzione. La tutela della salute e dell’ambiente resta la nostra priorità assoluta. Vigileremo affinché questi primi provvedimenti non si riducano a una formalità burocratica, ma siano il preludio alla bonifica integrale dell’area.
