Stupisce non poco la comunicazione ufficiale dell’Acse che, dal proprio profilo fb, dichiara di riservarsi le più opportune iniziative nelle competenti sedi a tutela della propria immagine e reputazione a seguito delle dichiarazioni di un consigliere comunale lesive, a suo dire, e prive di fondamento, di natura denigratoria e diffamatoria.
Se la società ritiene di aver agito sempre con trasparenza, non si comprende perché non abbia agito nell’immediatezza dei fatti, andando a denunciare direttamente il consigliere.
Non si comprende perché il nome del consigliere stesso non venga citato nella suddetta comunicazione.
A questo punto, potrei anche essere io che, costantemente, presento interrogazioni e accesso agli atti: se questo dovesse minare la reputazione della partecipata comunale, il legale rappresentante mi andasse a denunciare.
Anzi, sarei ben lieto di accompagnarlo in caserma, perchè non ho fatto altro che svolgere il mio ruolo di consigliere che vigila sull’operato di una società che è a capitale pubblico, ovvero dei cittadini.
La partecipata Acse, invece di intervenire in un contesto politico, ben farebbe a rispondere celermente agli accessi agli atti e a sgomberare il campo da ogni dubbio con documentazione alla mano.
Sarebbe sicuramente più efficace e produttivo rispetto al riservarsi di adire l’autorità giudiziaria. E si risparmierebbe di affidare l’incarico ad un avvocato.




















